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Il
Passo di Gavia è una delle salite mitiche della storia del
ciclismo;l'altezza, le pendenze e lo stato della strada hanno
reso epici i transiti del giro d'Italia su questo valico. Il
passo collega la Valfurva e la Valtellina alla Valcamonica ed
ebbe in tempi passati notevole importanza commerciale per i
traffici tra la repubblica di Venezia ed il Nord-Europa; la
strada fu costruita per esigenze militari nel corso della prima
guerra mondiale e nel seguito risultò poco utilizzata a
causa della sua difficoltà e pericolosità; solo
dopo l'alluvione del 1987 si è provveduto ad allargare e
migliorare il tracciato asfaltandolo completamente. Il
versante valtellinese presenta un percorso lungo con tratti
ripidi ma anche tratti più pedalabili ed un finale quasi
piano; il versante camuno risulta invece durissimo con pendenze
fino al 17% e nessuna pausa; inoltre rasenta profondi burroni e
richiede la massima prudenza ed attenzione.
A Bormio
(1217m) si imbocca la Valfurva in moderata salita; dopo il
barocco santuario ottagonale della Madonna della Misericordia si
sale ripidamente al borgo di Uzza (1307m); in leggera discesa e
poi in falsopiano si attraversano senza soluzione di continuità
gli abitati di S.Nicolò (1319m) e S.Antonio (1339m), sede
del comune di Valfurva, dove si incontra un breve tratto di pavè
piuttosto fastidioso; in tutte le tre frazioni si trovano fontane
utili per approvvigionarsi d'acqua. Dopo un tratto di leggera
ascesa la strada entra in una gola boscosa in dura salita ma con
tracciato largo, ben asfaltato e senza curve difficili: è
un tratto che si presta a forti velocità in discesa; dopo
una semigalleria paravalanghe si procede con forte ascesa
intervallata da brevi tratti di falsopiano fino a S.Caterina
Valfurva (1738m), località turistica in splendida
posizione ai piedi del Cevedale. La strada diventa stretta e
sale con molti severi tornanti nel bosco alle baite di Plaghera
(2100m); gli alberi diventano sempre più radi e la strada
più ripida mentre il panorama risulta sempre più
grandioso sul gruppo dell'Ortles-Cevedale ed i suoi ghiacciai;
dopo un breve falsopiano nei pressi della malga dell'Alpe la
strada effettua una diversione nella laterale valle dell'Alpe e,
passato il Ponte dell'Alpe (2294m) sul torrente, affronta il
tratto più ripido lungo una strapiombante parete
rocciosa. Si torna nella valle di Gavia e si continua con
pendenze molto dure interrotte da qualche tratto meno impegnativo
costeggiando la malga dell'alpe di Gavia (2473m); con pendenza
meno difficoltosa si perviene al rifugio A.Berni (2545m) ed al
monumento ai prodi alpini difensori della Punta S.Matteo (3678m),
comandati dal capitano A.Berni cui è dedicato il rifugio;
di fronte appare possente il ghiacciaio dei Forni, il maggiore
del gruppo Ortles-Cevedale. La strada prosegue in falsopiano
tra i magri prati e, dopo una breve rampa, costeggia il Lago
Bianco (2606m) e raggiunge il valico, dove sorge il rifugio
Bonetta; il passo è dominato ad est dal Corno dei 3
Signori (3360m) ed ad ovest dal Monte Gavia (3223m) ed ha un
panorama piuttosto chiuso e limitato.
Sul versante camuno
la salita parte da Ponte di Legno (1258m) in decisa salita, si
scende brevemente per attraversare il torrente e si sale
moderatamente costeggiando il torrente prima di riattraversarlo;
si lascia a sinistra il ponte con la diramazione per i nuclei di
Zoanno (1294m) e Precasaglio (1380m) e si sale sensibilmente fino
ad affrontare due tornanti, poi si continua con dura pendenza nel
bosco. Prima di Sant'Apollonia (1585m) a quota 1514m, in
corrispondenza di un'area attrezzata con fontana si lascia a
destra la strada asfaltata per Pezzo e Case
di Viso (1763m); si raggiunge Sant'Apollonia (1585m) nella
valle delle Messi e dopo il paese il tracciato cambia aspetto,
diventa più stretto e tortuoso e presenta una lunga serie
di ripidi tornanti con pendenze sempre dure ed a tratti terribili
con punte del 17%. Il tratto peggiore è all'altezza
della moderna galleria, dove occorre scegliere tra la lunga ed
oscura galleria od il vecchio tracciato dal fondo molto brutto,
stretto e privo di protezione verso il profondo burrone che
costeggia la strada; con gli ultimi tornanti, asfaltati ma molto
duri, si perviene al valico.
(Itinerario percorso il
14/07/1990)
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